A Bergamo barricate PD contro il Registro bigenitoriale. Inesperienza o malafede?

Non è incoraggiante riscontrare come, ad oltre 10 anni dalla nascita, il principio della bigenitorialità debba ancora scontrarsi con un ostracismo strisciante e diffuso.

Nei tribunali lo scempio è quotidiano: i provvedimenti formalmente prevedono la dicitura condiviso, ma basta grattare il cerone superficiale e saltano fuori misure che di condiviso non hanno nulla, replicando di fatto il modello di affido esclusivo precedente alla riforma. 

Noi denunciamo e documentiamo le storture dal 2007, oggi il coro di dissenso annovera anche improvvisati “esperti” che si accodano dopo anni di indifferenza ma soprattutto dopo che anche il Consiglio d’Europa ha bacchettato l’Italia (Risoluzione N° 13870 del 2 ottobre 2015) spingendo ad una condivisione autentica ed al contempo riconoscendo che il Belpaese disattende la norma applicando un condiviso fittizio.

Persino il MIUR ha riconosciuto la mancata applicazione della bigenitorialità, varando una nota (prot. N° 5336 del 2.09.2015)  “per la concreta attuazione in ambito scolastico della legge 54/2006”.

L’ostracismo tuttavia arriva anche in alcuni enti Locali, lo abbiamo constatato al momento di proporre il Registro per la Bigenitorialità.  

Il Registro è un elenco istituito presso il Comune, ove ad ogni minore corrispondono gli indirizzi di padre e madre ai quali far pervenire ogni informazione relativa al minore stesso, indipendentemente da quale sia la sua residenza stabilita in tribunale.

Il registro nasce per garantire ai minori che entrambi i genitori ricevano le stesse necessarie informazioni in merito al percorso di crescita, non solo didattico, della prole.

Ovviamente non avrebbe ragione di esistere qualora vi fosse spirito collaborativo tra padre e madre, vale a dire se il genitore prevalente (affidatario o collocatario, comunque quello che vive con i figli e che riceve le info) si prendesse il disturbo di comunicare all’altro genitore le notizie riguardanti voti, assenze, date e orari di ricevimento degli insegnanti, gite, recite e poi analisi, visite pediatriche, oculistiche, dentistiche, ortopediche, attività extrascolastiche, etc.

Quando ciò non accade risulta evidente la manovra ostile di un genitore ai danni dell'altro, la volontà esclusiva ed escludente, la malsana percezione di possesso della prole e tutte le dinamiche lesive del diritto del minore alla bigenitorialità.

Sono queste criticità che bisogna prevenire; quindi il Registro nasce con l’unico scopo di garantire trasparenza,  permettendo che entrambi i genitori ricevano le informazioni relative ai figli.

Molti Comuni hanno istituito con entusiasmo il Registro della Bigenitorialità, alcuni invece si sono dimostrati recalcitranti … tra questi c’è Bergamo.

Un minimo di genesi della querelle bergamasca, seguita in prima persona dal consigliere Adiantum Francesco D’Auria.

20 maggio 2015 - Arriva in Consiglio Comunale la proposta di istituire il Registro, per iniziativa dell’Ass. Minori in Primo Piano presieduta appunto da D’Auria.

La settimana successiva, 26 maggio 2015, l’opposizione aderisce con passione ed i consiglieri M5S presentano una mozione per istituire il Registro ma la maggioranza dimostra scetticismo.

Ottobre 2015 – Il fronte del SI al Registro si allarga, oltre ai consiglieri M5S aderisce anche Forza Italia con l’ex parlamentare Alessandra Gallone, componente fino al 2012 della Commissione Giustizia del Senato e della Commissione Bicamerale Infanzia, relatrice in Senato per i DDL sulla riforma del diritto di famiglia - mica l’ultima arrivata, tanto per dire - .

Il Consiglio Comunale organizza un tavolo di lavoro nel quale coinvolgere diverse forze politiche  con lo spirito di superare le logiche contrapposte di partito a favore di soluzioni mediate, positive, concrete. Tuttavia nel corso di un intero anno (maggio 2015 - maggio 2016) la maggioranza alza le barricate, dimostrandosi recalcitrante  a collaborare sia con l’associazione promotrice, sia con le altre forze politiche.

Maggio 2016 - A distanza di un anno i consiglieri M5S presentano una seconda mozione, parzialmente riveduta rispetto alla prima stesura del 2015.

Nel giugno 2016 arriva la controproposta firmata da una delle esponenti di spicco di maggioranza: tale Francesca Riccardi, mi dicono sia avvocato, eletta nelle liste del Partito Democratico con qualcosa meno di 300 preferenze.

Questa proposta dovrebbe essere ineccepibile perché partorita da un giusperito di alto profilo, infatti la tizia tiene molto a sottolineare che lei è avvocato e i M5S  no (tié !), e rimarca frequentemente tale circostanza secondo quanto riportato dai consiglieri di opposizione.

Invece la proposta targata Egr. Avv. Riccardi ineccepibile non è, presenta vistosi errori proprio sotto il profilo giuridico che dovrebbe essere il suo forte.

Gli errori vengono segnalati in una nota dai consiglieri M5S e dall’Ass. Minori in Primo Piano, ed in parte accolti dal consigliere nonché avvocato Riccardi.

Non è dato di sapere se la cosa le abbia dato fastidio (nessuno, tra coloro che hanno segnalato le contraddizioni, è al suo livello di sottile preparazione forense), fatto sta che l’Egr. Avv. Riccardi torna sui suoi passi in relazione al concetto di validità del Registro solo in caso di affidamento condiviso; la prima stesura prevedeva infatti che le info relative ai figli - e quindi la possibilità di vigilare - venissero negate ad i genitori non affidatari, bizzarra teoria chiaramente esclusa sia dal Codice Civile (art. 337 quater, già art. 155 bis) che da 20 anni di giurisprudenza in materia di diritti dei minori.

Un principio probabilmente non è chiaro agli oppositori del Registro: è tarato sul diritto del minore, non degli adulti, esattamente come la riforma del 2006.

I diritti dei minori non mutano ne’ possono essere compressi in ragione dello stato civile dei genitori, ne’ tantomeno in ragione del regime di affido. Si tratta di un principio dal quale è impossibile prescindere.

Unica eccezione sono i procedimenti penali di cui agli artt. 330 e 333 cp, in ragione dei quali la responsabilità genitoriale (quindi anche l’accesso alle informazioni) viene sospesa o limitata quale misura di protezione del minore.

L’errore che continuano a fare molti di coloro che salgono in cattedra credendosi fini giuristi, è che affido condiviso debba presupporre rapporti distesi, collaborazione, rispetto.

Pura utopia, non sanno (o fingono di non sapere) che se il genitore collocatario vuole fare il bastardo lo fa, anche con l’affido condiviso.

Proprio questo vuole evitare, o almeno limitare, uno strumento che preveda come obbligatorio l’accesso alle informazioni per entrambi i genitori.

Il problema delle comunicazioni carenti o del tutto assenti esiste, è inutile ignorarlo ed è legato alla delegittimazione dell’altro agli occhi della prole; se  tutti i genitori riconoscessero reciprocamente i rispettivi ruoli non servirebbero i Registri, ma non si sarebbe resa necessaria nemmeno la riforma del 2006.

Le eventuali strategie ostative prescindono dal regime di affidamento, una casistica decennale testimonia come vengano messe in atto dal genitore prevalente ai danni del genitore che non convive con la prole, sia esso non affidatario o non collocatario. 

Comunque, tornando a Bergamo, resta il fatto che i non-avvocati segnalano l’errore e l’Avv. Riccardi fa responsabilmente retromarcia.

Però sembra che proprio non ce la faccia a digerire l’idea del Registro per la Bigenitorialità così come è stato approvato in altri Comuni italiani. Infatti non elimina altri errori da matita rossa, anche la versione corretta del testo continua a recitare che avrebbero diritto alle informazioni “entrambi i genitori in situazione giuridica di separazione”, escludendo quindi la possibilità che dei non meglio identificati specifici interventi (altro passaggio da chiarire) possano usufruire i figli di genitori divorziati - il divorzio è situazione giuridica diversa dalla separazione - e di genitori conviventi - anche la cessazione di convivenza more uxorio è situazione giuridica diversa dalla separazione -.

L’errore risulta ancora più grave se si considera la larga incidenza dei figli nati al di fuori del rito concordatario, unificati ormai da tre anni ai figli legittimi nella condizione generica di “figli”, con decreto legislativo n. 154/2013.

In definitiva, chi non vuole il Registro non vuole che sia ufficializzato il diritto alla trasparenza, ed ecco lo stratagemma per aggirare misure concrete, basta limitarsi ad una raccomandazione generica: “promuovere specifici e appositi interventi presso le strutture amministrative”, senza specificare cosa debbano essere questi interventi.

Devo confessare di essere ad un bivio, non so se considerare la Riccardi solo molto giovane oppure in malafede.

Se è molto giovane avrà modo di capire che l’esperienza insegna: con la pubblica amministrazione se non specifichi nei dettagli cosa debba essere fatto, c’è la certezza che non si farà nulla.

Se è in malafede, è proprio questo il risultato che vuole raggiungere.

Ma non posso credere che sia in malafede, probabilmente ha solo bisogno di fare ancora qualche anno d’esperienza e poi nessuna vetta le sarà preclusa. Prevedo una brillante carriera politica, ben oltre il consiglio comunale che a mio parere le sta stretto: sento odore di una bella poltrona da Guardasigill

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