Perchè nessuno sia più lasciato solo

Un papà si toglie la vita dopo avere postato un messaggio su Facebook: "addio, amore di papà" 
di Carla Balestrazzi, socia di Minori in Primo Piano Onlus

Si chiamava Francesco.
Francesco di Leo.
Aveva 43 anni.
Esattamente un anno fa si è tolto la vita dandosi fuoco nell'atrio del Tribunale dei Minori di Ancona.
Francesco era una persona fragile, provata dalla vita, con difficoltà psicologiche ed economiche.
Una sola cosa contava davvero per lui: suo figlio. 
Un figlio avuto dalla donna che amava e vicino al quale voleva rimanere, un figlio amato talmente tanto da decidere di darsi la morte perchè il Tribunale voleva affidarlo temporaneamente ad una struttura.
Era una morte annunciata, quella di Francesco, l'aveva gridata forte più e più volte anche su facebook.
Preferiva morire, Francesco, piuttosto che perdere suo figlio.
Io non so cosa sia successo dentro di lui, non so cosa provasse Francesco, pensando all'allontanamento di suo figlio.

So che in modo molto equilibrato il Presidente del Tribunale dei Minori di Ancona,Vincenzo Capezza, ha così commentato l'accaduto: "Il disagio sociale cresce insieme a quello economico.
Bisognerebbe dare più risorse al sociale che viene considerato un costo senza resa.
Invece la resa è data dal risparmio di dolore sociale e spesa sociale."

So anche che i familiari di Francesco hanno detto di quanto lui sia stato lasciato solo, in questo momento fragile della sua vita fragile e piena di sofferenza, dalle strutture, dagli operatori sociali e psicologici, oberati da una realtà, quella della "emergenza sociale e psicologica", che le deboli risorse economiche e personali a loro disposizione non sono più in grado di gestire.

Non so cosa provasse Francesco.
So però che nessuno dovrebbe essere lasciato solo a gestire il dolore.
Nessuno dovrebbe essere solo, nel diritto di esercitare la propria genitorialità.
Essere genitore è un diritto, è il diritto all'amore, è il diritto di poter restare vicino ai propri figli il più possibile, condividendone esperienze e crescita, amore, abbracci, sgridate, corse nei prati e preoccupazioni.
E allo stesso modo essere figlio è un diritto, il diritto di poter rimanere con entrambi i genitori, protetti dalle nostre fragilità di adulti non sempre adulti, ma anche potendo trarre dalle nostre fragilità di genitori insegnamento e maturità per entrare nella vita adulta.
Certo, ci sono situazioni nelle quali questo non è possibile, ci sono situazioni difficili e nelle quali i bambini devono essere protetti per non soffrire troppo.
Ma sempre, sempre, sempre, occorre avere davanti agli occhi il dolore lacerante che un bambino vive quando è separato, anche solo temporaneamente, dall'affetto di mamma e papà.
E altrettanto non si deve mai dimenticare che lo stesso dolore lacerante lo vive un genitore separato e lontano da suo figlio, che cresce, vive e ama lontano da lui, senza poter condividere con lui ogni momento prezioso della sua vita.

Penso di sapere adesso cosa provasse Francesco, leggendo e ascoltando il dolore di padri e madri lontani, allontanati dai loro figli.
C'è bisogno di rispetto per questo dolore, del dolore dei padri e delle madri, del dolore dei bambini.
C'è bisogno di grande rispetto, di grande compassione, di vicinanza umana, ma c'è necessità che lo stesso rispetto, la stessa compassione la provino le istituzioni che devono essere al servizio di questo dolore, per renderlo il più breve possibile, il più leggero possibile, il meno distruttivo possibile.
Nessuno di noi deve essere lasciato solo.
Nessun Francesco deve essere spinto a bruciare come una torcia, lacerato dall'idea, atroce più di quel fuoco che lo ha consumato, di essere separato da suo figlio.
Perchè non ci siano più Francesco.
Perchè non ci siano più figli come il suo, per questo scrivo.
Perchè nessuno sia più lasciato solo.

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